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IL PUNTO DI PARTENZA


Il progetto di italiasenegal.org nasce dall’osservazione della realtà attuale, da un’indagine sui nostri bisogni e  da riflessioni critiche sul destino ed il futuro della cooperazione allo sviluppo. Il desiderio di dare vita ad un sistema produttivo che cammini con le proprie gambe ha però alle spalle un’ analisi della situazione economica sia in Italia che in Senegal.

Scopri di più sulle riflessioni da cui siamo partiti!

CREARE RETI COMMERCIALI E PRODUTTIVE TRA L’ITALIA E IL SENEGAL

 

IN ITALIA

La situazione macroeconomica italiana vede lo stabilizzarsi di una condizione di crisi con prodotto interno lordo in calo [-1,8% nel 2013] ed elevata disoccupazione [12,4% nel 2013]. Questo ha comportato negli anni la chiusura di molte attività imprenditoriali piccole e medie [-174.000 circa dal dicembre 2008 al marzo 2014] . La congiuntura economica risulta stagnante per una serie di fattori complessi difficili da contrastare: pesantezza del debito sovrano, sistema produttivo fragile costituito da realtà piccole e vocate per lo più al mercato interno, con produzioni a media tecnologia per le quali vi sono forti competitor a livello internazionale , alto valore dell’euro rispetto alle altre valute [che, se favorisce l’acquisto di materie prime, è svantaggioso per la vendita dei prodotti], elevata tassazione [total tax rate al 65,8% nel 2013], inefficienza degli apparati pubblici . L’elevato numero di aziende in fallimento ha lasciato senza lavoro maestranze qualificate italiane e immigrate. Ha altresì reso disponibili grandi quantità di prodotti e macchinari invendibili sul mercato interno in depressione economica.

IN AFRICA

I Paesi del Sud del Mondo, molti dei quali rappresentati sul territorio Italiano da immigrati non di rado con alto grado di istruzione, sono caratterizzati da economie tradizionalmente deboli, ma in crescita;
Nel 2013 circa 60 paesi su 220 nel mondo hanno avuto un tasso di crescita superiore al 5% annuo. Tra questi 60 paesi ad alta crescita, ben 27 la maggioranza si trovano nel continente Africano (23 in Asia, 6 in Sudamerica e solo 1 in Europa, la Moldavia). [ PIL Africa + 4,8% nel 2013; in previsione + 5,3% nel 2014 ].

Questo comporta la progressiva formazione, in questi Paesi, di ceti medi e di reti produttive imprenditoriali e la correlativa apertura di nuovi mercati nei quali la stanno facendo da padrone aziende cinesi e indiane. Queste nuove reti produttive e queste nuove categorie di consumatori potrebbero assorbire molti degli stock invenduti nel nostro paese così come molte delle tecnologie e della manodopera non più impiegate dalle reti produttive italiane.